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Attività

Ristrutturare garantendo la continuità

Garantire la continuità è spesso il primo dediderio dell'imprenditore. Ed è facilmente comprensibie; chiunque abbia avuto l'esperienza di "creare" qualcosa, sa quanto sia difficile accettare di rinunciarvi o anche soltanto di fare qualche passo indietro.

Non a caso è tra le opzioni più difficli da applicare in stato di crisi. Mai come in questo caso occorre fare una riflessione sulle cause che hanno portato al quasi default; se è il prodotto o il mercato ad essere venuto meno, sicuramente non è questa la strada giusta. Ma se la crisi è solo temporanea, magari di natura finanziaria piuttosto che economica o se gli asset che sono all'interno dell'azienda sono così numerosi ed importanti da scoraggiarne l'alienazione già per il solo impatto fiscale, questa opzione può essere molto valida. Non a caso il legislatore in questi ultimi anni ha più volte incoraggiato l'imprenditore a intraprendere la strada della ristrutturazione, con nuovi strumenti e minori vincoli; le stesse procedure concorsuali, al di là della norma di riferimento (legge fallimentare), possono avere in alcuni casi come obiettivo non più la cessazione dell'azienda in regime di par condicio creditorum ma la continuazione della stessa dopo un piano di risanamento rispettoso ovviamente delle regole generali.

E' proprio il piano di risanamento quell'elemento comune che in questi ultimi anni ha contraddiustinto numerose crisi aziendali; si può intraprendere con un'azione extragiudziale, spesso lunga e complessa, magari avvalorata da un'asseverazione ex art. 67 l.f., piuttosto che passare per un vero e proprio piano ex art. 182 bis l.f..

Ma nei casi più gravi anche un concordato preventivo con conitinuità, ex art. 160 l.f. può essere una soluzione, certamente non indolore, ma efficace. Non va dimenticato infatti che in generale, l'accordo con i creditori, seppur possa prevedere moratorie, dilazioni o rinunce parziali sui crediti vantati, restituisce quasi sempre una soddisfazione non paragonabile ad uno scenario di liquidazione o fallimentare. Entità dei crediti, tempi di riscossione ma anche la concreta possibilità di mantenere un business, altrimenti concluso, sono voci che spesso convincono il ceto creditorio ad accettare piani anche molto drastici. D'altra parte l'impresa trova in queste soluzioni una valida difesa e strumenti giuridici che gli consentono di poter pianificare una via di uscita corretta ed equa, consentendogli di mettere fine, in un'unica soluzione, alle pressioni se non anche alle azioni esecutive degli stessi creditori.

Da parte dell'imprenditore tuttavia, soprattutto in questi casi, spetta l'onere di dimostrare, a se stesso ma anche ai terzi, di porre in atto un vero cambiamento che non può limitarsi nel "chiedere" moratorie e sconti ma deve anche restituire un'immagine di nuova organizzazione aziendale che passerà inevitabilmente per una rivisitazione dei ruoi e funzioni delle risorse umane ma, spesso, anche nella figura stessa dell'imprenditore seppur per un periodo di tempo predeterminato.

Si sottolinea inoltre l'estrema importanza della valutazione ex ante operazione; manager qualificati potranno aiutare l'imprendiotre a fare un check imparziale, minuzioso e dettagliato che possa evidenziare l'opportunità, o meno, di intraprendere un'operazione così complessa.

Il TM è la soluzione ideale in piani di ristrutturazione con continuità; l'ingresso nello staff di persone qualificate che non ambiscono a far carriera nell'azienda ma unicamente a fungere da soggetti garanti, apportando altresì oggettività e know how in tempi brevi, si dimostra efficace e compatibile con il piano di recupero e sviluppo altrimenti difficilmente percorribile senza personale specializzato.